Spettacolo

Kantiere Kairòs, la gioia del canto in streaming (al tempo del Covid)

LA MUSICA cristiana che accoglie, che avvolge, che nonostante la pandemia è lo stesso in grado di portare con gioia e amore il suo messaggio. Con questo proposito la band cristiana cosentina Kantiere Kairòs ha organizzato, all’interno dei loro canali social, una live streaming (nella foto). Con annesso lo slogan “Insieme tuttoVAbene” la band ha allestito la live, ma non da sola. Nell’evento si sono uniti altri gruppi come The Sun, Reale, Nuovi Orizzonti Music Mienmiuaif. Da “Fino a dove può arrivare” a “Come un prodigio”, da “Il seme e la terra” a “Tutto è possibile”. A turno dunque, i rispettivi gruppi hanno suonato davanti le loro webcam, tuttavia consapevoli che, con questo gesto, sono arrivati ai cuori tormentati dei tanti fedeli collegati. Non solo un concerto, ma anche una vera e propria testimonianza di fede, non solo verso il Signore, ma verso un domani migliore, radioso, un domani dove questo virus altro non è che un infelice ricordo. Tutti assieme hanno dato vita ad un concerto collettivo, ognuno a casa sua, lontani ma vicini. Il titolo dell’evento riprende ancora quello dell’ultimo singolo redatto dal gruppo bruzio, dal titolo “tuttoVAbene”, scritto proprio durante la fase della pandemia, e quindi anche del lockdown. Come dichiarato dalla stessa band, l’intento è quello di mettere in pratica una certa fratellanza musicale, o per meglio dire una fratellanza
di sale. Dare un senso al tutto attraverso la condivisione, legarsi mediante la voce, provando parimenti a saziare chi ha fame. Non fame in generale, fame della parola di Dio. Prima e dopo le esibizioni, gli artisti hanno messo a confronto le loro idee e i loro testi, manifestando ognuno gli individuali punti del Vangelo, della Santa Messa, o della fede in generale che maggiormente sono stati per loro influenti. Questo ha fatto sì che ciò venisse tradotto dunque in musica. L’iniziativa si è anche definita come “kantiere operaio” senza nessun filtro, scevra da produzioni, concepita più che altro come una semplice video-chiamata; tuttavia “potente come un raggio di sole”. La diretta, andata in onda sui canali Facebook e Youtube della band Kantiere Kairòs, ha avuto più di 920 reazioni, oltre le 18mila condivisioni, varcando infine la soglia degli 1,9mila commenti. Tre ore di live che, a giudicare dai risultati, hanno veramente offerto una testimonianza di fede e di amore. (Francesco Sarri)

 

Cultura, Musica, Attualità.

È MORTO A 91 ANNI IL GRANDE COMPOSITORE Ennio Morricone, fatale una caduta con conseguenza rottura del femore. Grande musicista e compositore autore delle musiche più belle e immortali per i grandi del cinema come Leone, Pontecorvo, Bertolucci, Tornatore, Tarantino.

Premio Oscar alla carriera nel 2007 e premio Oscar per la miglior colonna sonora originale per il film di Quentin Tarantino The Hateful Eight nel 2016 (era alla sua sesta candidatura).
Sue le composizioni in più di 60 film vincitori di premi inoltre ha vinto tre Grammy Awards, tre Golden Globe, sei Bafta, dieci David di Donatello, undici Nastri d’argento, due European film awards, un Leone d’oro alla carriera, un Polar music prize.
“La scomparsa di Ennio Morricone ci priva di un artista insigne e geniale. Musicista insieme raffinato e popolare, ha lasciato un’impronta profonda nella storia musicale del secondo Novecento. Attraverso le sue colonne sonore ha contribuito grandemente a diffondere e rafforzare il prestigio dell’Italia nel mondo”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricorda il compositore.

Spettacolo

 

Premio Tenco 2020 a Brunori Sas

Brunori Sas, ha portato a casa la targa Tenco come miglior disco dell’anno. il cantautore calabrese, con il suo ultimo album, Cip!  Ha avuto la meglio sugli altri finalisti tra cui l’ultimo vincitore di Sanremo, Diodato con l’album Che vita meravigliosa e poi ancora Paolo Benvegnù con Dell’odio dell’innocenza, Luca Madonia con La Piramide e i Perturbazione con (Dis)amore.

Oltre a Brunori Sas, gli altri vincitori del premio Tenco:

Tosca, ha vinto due premi, il premio per la Miglior Canzone con Ho amato tutto (scritta da Pietro Cantarelli) e quello per il Miglior Album (Morabeza). Per la Miglior Opera Prima il premio è andato all’album Canterò di Paolo Jannacci, figlio dell’indimenticabile Enzo. Il Miglior album in dialetto è stato conferito alla Nuova Compagnia di Canto Popolare.(Napoli 1534. Tra moresche e villanelle). In ultimo, il Miglior album collettivo a progetto è andato a pari merito a: – Note di viaggio -Capitolo 1: venite avanti… (raccolta di brani di Francesco Guccini). – E lo credevo. Le canzoni di Gianni Siviero.

Spettacolo

Nelle tante scorribande che hanno segnato la vita e i giorni di Piero Ciampi, infatti, la Calabria ha occupato un posto di rilievo, riemergendo spesso come approdo sia pure temporaneo del suo inquieto vagabondare. Ed è nel corso di una di queste sue discese in fondo alla penisola che quell’autore che amava definirsi “livornese, anarchico, comunista” incontra il catanzarese Pino Pavone con il quale stringe un rapporto di amicizia e lavoro che si rafforza poi a Roma, tra poesia e canzoni, la passione per il calcio e la comune condizione di divorziati che con difficoltà riescono a vedere i propri figli. Assieme al fratello Roberto Ciampi, con il quale divide anche il suo studio da avvocato a Roma, Pavone è così l’unico autore ad avere collaborato ai testi del cantautore livornese ai quali conferisce una profondità ulteriore anche in ragione delle sue incombenze professionali: a chi altri sarebbe venuto in mente di ambientare una canzone d’amore in un palazzo di giustizia?

Avvocato e catanzarese come Pavone, già calciatore del Catanzaro ai tempi del mitico Palanca, Peppe Fonte ha rivisitato alcuni dei brani più significativi nati all’interno di questo sodalizio calabro-livornese e, allo stesso tempo, ha offerto un omaggio alla sua stessa educazione sentimentale, avviata sulla spinta di un incontro occasionale, lui ancora ragazzino, con Piero Ciampi e poi indirizzata verso la canzone d’autore grazie all’assidua frequentazione del suo principale collaboratore. E’, infatti, Pino Pavone ad accompagnarlo, agli inizi degli anni Novanta, nella “tana dell’orso”, dove si svolgevano i provini delle nuove canzoni per la RCA, a introdurlo nell’ambiente musicale e a guidarlo nella “processione degli accordi e il crocefisso delle parole”, fino a comporre assieme a lui molti brani e, infine, a condividere con lui il lascito ideale e anche più concrete memorie del grande livornese, come i quaderni di appunti inediti che sono alla base anche di alcuni brani di questo nuovo disco, in parte pubblicati nel booklet del cd.

La nomination per le Targhe Tenco è ancora più lusinghiera per Fonte considerando che il suo cd è uscito verso la fine di maggio e, in brevissimo tempo, si è guadagnato comunque il consenso di una platea di esperti di grande rilievo e prestigio grazie a una rivisitazione particolarmente sentita di un repertorio di grande fascino, aiutato anche dalla magistrali orchestrazioni di Riccardo Biseo e dall’ensemble di straordinari musicisti che con loro hanno lavorato rimanendo sempre in terra calabra.

Fonte: Ufficio stampa Squilibri Editore

Arte e Cultura

“Il padre calabrese di Bob Dylan. Alle origini della beat generation”.

DI PROSSIMA pubblicazione il libro di Luigi Michele Perri (nella foto), “Il padre calabrese di Bob Dylan. Alle origini della beat generation”. Nella sua autobiografia Bob Dylan (secondo nome anagrafico di Robert Allen Zimmerman) rivela di avere avuto un sicilian father, di cui non è mai stata ricostruita la vicenda. In realtà, si tratta d’un emigrato calabrese, Michele (Mike) Porco di Domanico (Cs), che ebbe un ruolo determinante per gli inizi d’una carriera artistica tanto luminosa da essere stata coronata con il Nobel. Mike fu il titolare del Gerde’s Folk City, al Greenwich Village di New York, che occupò ben presto, la centralità globale della musica folk, divenendo punto di riferimento dei più rinomati esponenti della beat generation. La sua storia, incrociandosi con quella di Bob Dylan, si addentra nel backstage della musica americana, scoprendone spaccati inediti che ne spiegano l’ascesa.

Due storie, un romanzo. Due storie, radicalmente diverse, eppure confluenti in un unico filone d’umanità che si fa lezione di vita. Due storie che mai avrebbero immaginato di incrociarsi e che si evolvono in una sorta di genitorialità dell’una verso l’altra per segnare una consanguineità narrativa destinata ad epiloghi vincenti. Un tracciato di storia della musica, raccontata dai suoi primi sviluppi, dalla ribalta del Gerde’s a quella del Club 845, nel Bronx, locali gestiti – guarda caso – da emigrati calabresi. Ancor prima, il Club 845 poté vantare gli esordi di Louis Armstrong e di Ella Fitzgerald. Dalle ambìte scene dei due club, dunque, transitarono i generi musicali più americani e più celebrati nel mondo, dal jazz al bebop, al blues, al rock, al folk, con i loro capiscuola e interpreti più rappresentativi.  (Gaspare Stumpo).