Approfondimento
23 Ottobre 2026Savutoweb, vent’anni di giornalismo: raccontare il territorio, costruire memoria, guardare al futuro *
di Luigi Michele PERRI *
VENT’ANNI, per un giornale, non sono soltanto una ricorrenza. Sono una prova superata. Lo sono ancora di più per un giornale nato sul web, quando l’informazione digitale rappresentava una frontiera tutta da esplorare e nessuno poteva prevedere quanto profondamente Internet avrebbe cambiato il nostro modo di conoscere, raccontare e perfino vivere i territori. SavutoWeb taglia il traguardo dei suoi primi vent’anni e lo fa con un primato che appartiene ormai alla storia dell’informazione della Valle del Savuto: essere stato il primo giornale online del comprensorio. Merito pieno a Gaspare Stumpo, giornalista attento e sensibile, che continua a sostenere battaglie da me in massima parte condivise per la crescita della nostra comunità e lo sviluppo del territorio. Un giornalista serio, che non si è mai fatto condizionare dalle tendenze prevalenti, né dai dilettantismi, altrettanto prevalenti e dannosi, dilagati con i social. Non sono dettagli. Arrivare per primi e conservare nel tempo l’ispirazione originaria significa avere intuito un cambiamento prima che diventasse consuetudine. Significa comprendere che anche una realtà geograficamente circoscritta può trovare nella rete uno spazio senza confini, facendo conoscere fuori dal proprio territorio fatti, persone, problemi, storie e aspirazioni che altrimenti rischierebbero di rimanere confinati in una dimensione esclusivamente locale. Da giornalista che ha attraversato esperienze diverse dell’informazione e della comunicazione, considero questo anniversario qualcosa di più del compleanno di una testata. È un pezzo della storia contemporanea del Savuto. In questi vent’anni è cambiato quasi tutto. Sono cambiati gli strumenti, i tempi della notizia, il rapporto con i lettori. I social network hanno abbattuto ulteriormente le distanze e trasformato ciascun cittadino in un potenziale produttore e diffusore di informazioni. La velocità è diventata spesso il metro dominante della comunicazione. Ma proprio questa trasformazione ha reso ancora più importante il giornalismo e, con esso, gli strumenti della comunicazione professionalmente intesa. Perché una notizia non è semplicemente qualcosa che viene pubblicato. Deve essere cercata, verificata, contestualizzata, sottratta alla confusione delle voci e consegnata al lettore con responsabilità (e in italiano corretto).
È qui che i vent’anni di SavutoWeb e la bravura del suo direttore acquistano il loro significato più autentico. Un giornale territoriale è infatti molto più di un contenitore di cronaca. Giorno dopo giorno costruisce, quasi senza accorgersene, l’archivio di una comunità. Registra ciò che cambia e ciò che resiste; racconta amministrazioni e associazioni, scuole e imprese, cultura e sport, problemi e conquiste, personaggi conosciuti e persone comuni. Notizie destinate apparentemente a durare un giorno diventano, con il trascorrere degli anni, documenti attraverso i quali sarà possibile ricostruire un’epoca. Ed è forse questo il valore più grande di vent’anni di lavoro: avere trasformato il presente in memoria. Il Savuto ha bisogno di voci capaci di raccontarlo senza rinchiuderlo nei propri confini. Il giornalismo locale diventa veramente importante quando smette di essere localistico; quando parte da una strada, da un paese, da una vicenda apparentemente periferica e riesce a riconoscervi problemi e fenomeni che appartengono a una realtà molto più vasta. Per questo il ventesimo anniversario di SavutoWeb non riguarda soltanto chi, come l’amico Kaspar – come mi piace chiamare Gaspare – lo ha fondato, diretto e costruito giorno dopo giorno. Riguarda un territorio che attraverso quelle pagine ha raccontato per vent’anni una parte di sé stesso. Nel giornalismo gli anniversari hanno senso soltanto quando non diventano punti d’arrivo. Vent’anni sono abbastanza per avere una storia alle spalle, ma soprattutto per assumersi una responsabilità verso il futuro. Perché un giornale vive davvero finché continua ad avere qualcosa da raccontare. E il Savuto ha ancora molte storie che aspettano di essere raccontate. Dentro una cultura glocal, non sempre facile da comprendere e praticare: essere profondamente radicati nel proprio territorio senza rimanerne prigionieri; raccontare il locale con lo sguardo rivolto al mondo. Kaspar ne ha colto pienamente il senso, negando al suo giornalismo improvvisazione, pressappochismo e pigrizia culturale. E, dopo vent’anni, continua a metterci olio di gomito. Quello di buona qualità.
* giornalista e scrittore.


