Arte e Cultura

“Il padre calabrese di Bob Dylan. Alle origini della beat generation”.

DI PROSSIMA pubblicazione il libro di Luigi Michele Perri (nella foto), “Il padre calabrese di Bob Dylan. Alle origini della beat generation”. Nella sua autobiografia Bob Dylan (secondo nome anagrafico di Robert Allen Zimmerman) rivela di avere avuto un sicilian father, di cui non è mai stata ricostruita la vicenda. In realtà, si tratta d’un emigrato calabrese, Michele (Mike) Porco di Domanico (Cs), che ebbe un ruolo determinante per gli inizi d’una carriera artistica tanto luminosa da essere stata coronata con il Nobel. Mike fu il titolare del Gerde’s Folk City, al Greenwich Village di New York, che occupò ben presto, la centralità globale della musica folk, divenendo punto di riferimento dei più rinomati esponenti della beat generation. La sua storia, incrociandosi con quella di Bob Dylan, si addentra nel backstage della musica americana, scoprendone spaccati inediti che ne spiegano l’ascesa.

Due storie, un romanzo. Due storie, radicalmente diverse, eppure confluenti in un unico filone d’umanità che si fa lezione di vita. Due storie che mai avrebbero immaginato di incrociarsi e che si evolvono in una sorta di genitorialità dell’una verso l’altra per segnare una consanguineità narrativa destinata ad epiloghi vincenti. Un tracciato di storia della musica, raccontata dai suoi primi sviluppi, dalla ribalta del Gerde’s a quella del Club 845, nel Bronx, locali gestiti – guarda caso – da emigrati calabresi. Ancor prima, il Club 845 poté vantare gli esordi di Louis Armstrong e di Ella Fitzgerald. Dalle ambìte scene dei due club, dunque, transitarono i generi musicali più americani e più celebrati nel mondo, dal jazz al bebop, al blues, al rock, al folk, con i loro capiscuola e interpreti più rappresentativi.  (Gaspare Stumpo).                

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